
Art counseling e Gestalt: l’arte di cambiare prospettiva.
30/09/2026Il paradosso della scelta, le app di incontri e il valore di ciò che abbiamo incontrato.
Tempo di lettura stimato: 2.5 min.
Il digitale e l’accesso al mondo potenzialmente infinito di Internet ci mettono davanti a un paradosso contemporaneo: non abbiamo mai avuto tanta libertà di scelta e, nello stesso tempo, scegliere sembra essere diventato più difficile.
Il paradosso della scelta: prima vedo se c’è di meglio
Cerchiamo un albergo e ne troviamo centinaia. Leggiamo le recensioni, confrontiamo le fotografie, controlliamo i prezzi. Ne individuiamo uno che ci piace, potremmo prenotarlo. Eppure continuiamo a scorrere.
Prima vedo se c’è di meglio.
Passiamo più tempo a scegliere che a godere di ciò che abbiamo scelto. Altre volte, sopraffatti dalle possibilità, non scegliamo affatto.
È quello che lo psicologo Barry Schwartz ha reso noto come paradosso della scelta: più possibilità abbiamo davanti, più scegliere diventa faticoso.
App di incontri e relazioni affettive: avanti il prossimo.
La relazione affettiva è uno dei luoghi in cui questa contraddizione diventa più evidente. Il paradosso della scelta arriva anche in amore.
Le app di incontri ci mettono letteralmente davanti a un catalogo potenzialmente inesauribile di persone. Un volto, poche parole, uno swipe. Mi piace. Non mi piace. Avanti il prossimo.
Mi interrogo su che cosa accada alla nostra capacità di legarci quando viviamo in una cultura che ci allena continuamente a confrontare, ottimizzare, cercare ancora e tenere aperte le alternative.
Ogni scelta contiene una rinuncia
Ogni scelta autentica contiene inevitabilmente una rinuncia. Scegliere una strada significa lasciare, almeno per quel momento, le altre. Il digitale ci abitua invece alla possibilità di rimandare quella rinuncia: un altro prodotto, un’altra recensione, un altro profilo, un altro swipe.
Non serve che esista davvero qualcosa di meglio.
Basta sapere che potrebbe esistere.
Tante possibilità, tante esperienze, mentre diventa sempre più difficile prendere una decisione che ne escluda altre. Perché decidere significa chiudere alcune possibilità per poterne abitare davvero una.
Ed è proprio questo che una relazione duratura, a un certo punto, ci chiede: scegliere senza poter sapere come sarebbe andata scegliendo diversamente.
Non avere la certezza di aver trovato il meglio possibile, ma decidere di investire in ciò che abbiamo incontrato.
Libertà e appartenenza nell’amore contemporaneo.
E allora, nell’amore contemporaneo, come si conciliano il bisogno di libertà e quello di appartenenza?
Come possiamo sentirci sicuri dentro un legame se una parte dello sguardo rimane rivolta verso ciò che avremmo potuto scegliere? Se il confronto, il dubbio, quell’“e se ci fosse altro?” ci spingono a non legarci troppo, a non accomodarci mai davvero dentro una relazione, a mantenerci abbastanza liberi da poterci ancora muovere, spostare, scegliere diversamente?
E come possiamo, allo stesso tempo, costruire l’intimità e la sicurezza che desideriamo senza permetterci di fermarci, affidarci, appartenere?
Non “ho scelto la persona giusta?” ma “che cosa sto costruendo?”
Non credo che il punto sia stabilire se oggi sia più difficile amare.
Penso che sia diventato più complesso fermarsi abbastanza da scoprire davvero chi abbiamo davanti.
Una persona non è un prodotto di cui possiamo confrontare le caratteristiche prima dell’acquisto. E una relazione non esiste già, pronta per essere valutata. Accade nel tempo, si trasforma mentre la viviamo. Ci sorprende, ci delude, cambia forma. E cambiamo anche noi mentre la abitiamo.
Per questo, in amore, non possiamo limitarci a domandarci:
Ho scelto la persona giusta?
Dovremmo chiederci invece:
Che cosa sto costruendo con la persona che ho scelto?
Buono per me, non il meglio
È uno spostamento importante. Dalla ricerca di ciò che è meglio alla capacità di riconoscere ciò che è buono per me.
Perché “meglio” presuppone un confronto: qualcosa è migliore solo rispetto a qualcos’altro. Ma quando parliamo di una relazione, ciò che riguarda profondamente noi non può essere misurato su una scala assoluta né confrontato con tutte le possibilità rimaste fuori.
Possiamo scegliere qualcuno senza sapere se sia la migliore tra tutte le persone che avremmo potuto incontrare. Possiamo però chiederci se quella relazione ci fa stare bene, se ci permette di essere noi stessi, se ci nutre, se possiamo evolvere al suo interno e se ciò che stiamo costruendo insieme ha valore per noi.
È qui che la scelta smette di essere una classifica tra possibilità e diventa qualcosa di profondamente personale.
Non più:
Potrei trovare di meglio?
Ma:
Quello che sto vivendo è buono per me?
Non significa restare a ogni costo
Questo non significa restare a ogni costo. Ci sono relazioni dalle quali è necessario andare via e legami nei quali restare significa rinunciare troppo a se stessi.
Ma tra il restare comunque e il cercare continuamente qualcosa di meglio esiste uno spazio. È lo spazio in cui possiamo accettare che ogni scelta lasci inevitabilmente fuori qualcosa, ma proprio per questo ci permetta di entrare davvero dentro qualcos’altro. In cui il limite non è necessariamente una prigione e la libertà non coincide con il tenere aperte tutte le porte.
Perché anche l’appartenenza nasce da una scelta: smettere di proteggere tutte le possibilità e cominciare ad abitare quella che abbiamo scelto.
Amare è stare dentro una scelta
Ed è qui che rimane aperta, per me, la domanda più interessante sull’amore contemporaneo:
siamo ancora capaci di tollerare la possibilità che esista qualcosa di meglio e scegliere, comunque, di scoprire fino in fondo il valore di ciò che abbiamo incontrato?
Amare non significa trovare qualcuno che metta fine a ogni possibile dubbio.
Significa imparare a stare dentro una scelta abbastanza a lungo da permetterle di diventare una storia.
Una storia che non aveva già senso quando l’abbiamo scelta, ma che acquista senso e significato proprio perché abbiamo scelto di viverla.
Domande frequenti sull’amore contemporaneo
Una relazione non è già pronta per essere valutata: accade nel tempo e si trasforma mentre la viviamo. Più che cercare il meglio in assoluto, possiamo chiederci se quello che stiamo vivendo è buono per noi.
Non serve che esista davvero qualcuno di meglio, basta sapere che potrebbe esistere. Qualcuno la chiama FOMO in amore, la sensazione di perdersi qualcosa.
Più che paura di impegnarsi, è la fatica di accettare che ogni scelta lasci fuori qualcosa.
In amore succede qualcosa di simile, perché ogni scelta è anche una rinuncia e il digitale ci abitua a rimandarla.
Il sociologo Zygmunt Bauman parlava di “amore liquido” per descrivere legami affettivi sempre più fragili e provvisori.
La paura di scegliere, però, non è un destino: è una domanda da guardare da vicino.
I dubbi in amore fanno parte di una storia che cambia nel tempo, insieme a noi. Più che chiederci se potremmo trovare di meglio, possiamo chiederci se quella relazione ci fa stare bene, ci permette di essere noi stessi e ci lascia spazio per evolvere.
Anche l’appartenenza nasce da una scelta: smettere di proteggere tutte le possibilità e cominciare ad abitare quella che abbiamo scelto.
È lì che possono crescere l’intimità e la sicurezza che desideriamo.
Il Centro di Ascolto di ASPIC Milano offre percorsi individuali e di coppia con counselor: un luogo di ascolto per guardare con più consapevolezza quello che stai vivendo e le scelte che hai davanti.
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